p 274 .

Paragrafo 3 . La filosofia ebraica.
     
Introduzione.

"L'ebraismo    una religione e le verit che insegna  sono  verit
religiose"(44).
     A  differenza del cristianesimo, che fino dal suo  nascere  si
confronta  con la filosofia dei Greci, l'ebraismo, quando  incontra
la  filosofia,  gi una religione con una tradizione secolare alle
spalle. Nel corso della sua storia, prima dell'et ellenistica,  il
popolo di Israele  stato a contatto con molti altri popoli e molte
altre   culture,   ma   la  sua  identit   religiosa      rimasta
sostanzialmente incontaminata.
     "Tutta la sapienza viene dal Signore ed  con lui per tutti  i
secoli"(45)  e,  quando la divina sapienza cercava un  posto  sulla
Terra  dove  poter  discendere e abitare, Dio la diresse  verso  il
Tempio di Gerusalemme.(46)
     Quando  a  seguito  delle  conquiste di  Alessandro  Magno  la
cultura  greca  si  diffuse  in tutto il  Bacino  del  Mediterraneo
orientale e penetr - come abbiamo visto - anche nel mondo  romano,
molti  Ebrei  vivevano  lontano dalla Palestina.(47)  Il  contatto,
allora, non solo fu inevitabile, ma suscit un forte interesse  per
la  filosofia  greca  negli Ebrei ellenizzati di  Alessandria,  che
videro  in  essa  un nuovo strumento da mettere al  servizio  della
religione.
     Abbiamo  visto  che anche il cristianesimo,  dopo  un  momento
iniziale  di scontro, procede a un tentativo di inglobamento  della
sapienza  greca  nella  nuova dottrina  religiosa,  trasformando  i
filosofi greci in precursori e preparatori del messaggio di Cristo.
     I  pensatori ebrei, soprattutto a partire da Filone,  arrivano
ad  affermare  che  i filosofi greci erano in realt  discepoli  di
Mos;  la  teoria  dell'origine ebraica della filosofia  greca  non
verr confutata per tutto il Medioevo.(48)
     
Filone di Alessandria.
     
Forti  della  certezza che la Sapienza coincide con la  Torh,  gli
Ebrei ellenizzati

p 275 .

non  vedono  nella sapienza dei Greci quella presunzione  e  quella
"stoltezza" davanti a Dio che avrebbe di l a poco denunciato Paolo
di  Tarso(49),  ma  una conferma della verit della  loro  Legge  e
pensano  che  solo attraverso un contatto diretto con i  profeti  i
Greci abbiano potuto sviluppare la loro sapienza.(50)
     Filone coglie nel pensiero di Platone e in quello della  Media
Sto,  soprattutto in Panezio(51), sulla scorta di  una  tradizione
iniziata  con Senofane di Colofone, il grande valore della  critica
alla religione mitica e al suo antropomorfismo: "Chi crede che  Dio
abbia qualit [...] fa ingiuria a se stesso, non a Dio"(52).
     La  critica  al  mito che - agli occhi di  Filone  -  accomuna
tradizione  ebraica  e filosofia greca non pu non  coinvolgere  la
Bibbia,  o  almeno  alcune  sue  parti,  dove  essa  ripropone   un
linguaggio narrativo e addirittura episodi specifici che  ricordano
da   vicino   la  mitologia  dei  Greci.  Ma  Filone      convinto
dell'autorit  indiscutibile della Bibbia, in quanto  libro  divino
ispirato direttamente da Dio.
     La Verit  una sola - sostiene allora Filone -: ma ha trovato
due   forme   di   espressione,  quella  filosofica,   astratta   e
intellettuale,  e  quella biblica, narrativa e concreta;  la  prima
destinata a pochi individui clti, la seconda alla gente comune. Ma
poich Dio non vuole certamente che gli uomini rimangano al livello
pi  basso di conoscenza della Verit, cos il compito del filosofo
ebraico    quello  di  mostrare, in  termini  filosofici,  che  la
Scrittura insegna la pi alta Verit e i pi nobili princpi etici.
     Per  fare  questo,  Filone applica alla  Scrittura  il  metodo
allegorico,  che consiste nel considerare le immagini e  le  parole
della Bibbia come simboli di una verit pi profonda.(53)
     Ma  sia chiaro che le parole ispirate direttamente da Dio  non
sono  solo  una  serie di simboli da interpretare:  restano  valide
anche, e forse soprattutto, per ci che insegnano direttamente e in
maniera  esplicita  in campo etico: la Legge deve  prima  di  tutto
essere  accettata e seguita; solo seguendola risulter  pi  chiaro
anche il significato dei simboli.(54)
     L'atteggiamento di Filone , quindi, essenzialmente religioso:
vicino  al pensiero orientale nell'attribuire un ruolo fondamentale
al   momento  etico,  anticipatore  delle  correnti  mistiche   del
cristianesimo medievale che vedono nell'accettazione
     
     p 276 .
     
     della  rivelazione la condizione pi favorevole  alla  ricerca
filosofica.
     La    produzione    filosofica    di    Filone,    subordinata
all'accettazione  della  Scrittura,(55)  non  si  rivolge,   almeno
principalmente,  alla  comunit  ebraica.(56)  Questo  pu   essere
spiegato  con  il fatto che nel mondo ellenistico alessandrino,  di
cui  Filone  faceva  parte,  la  preoccupazione  principale  di  un
intellettuale  ebreo poteva essere quella di difendere  la  propria
fede   dalla   critica   filosofica  al  suo   aspetto   mitico   e
superstizioso. Il discorso di Filone, quindi, si rivolge  prima  di
tutto ai Greci, ma trover una utilizzazione anche all'interno  del
cristianesimo(57), visto che la nuova religione vuole  confrontarsi
immediatamente con il pensiero pagano.
     
Shelomo ibn Gabirol (Avicebron).
     
La  difficolt  di  riconoscere la filosofia ebraica  come  momento
autonomo e originale nella ricerca della Verit  confermata  dalla
vicenda  di  Shelomo (Salomone) ibn Gabirol, che  visse  in  Spagna
nell'undicesimo secolo: la sua opera Makor hayim, scritta in arabo,
fu tradotta in latino con il titolo Fons vitae ("Fonte di vita")  e
fu scambiata nella Scolastica per l'opera di un arabo cristiano che
si sarebbe chiamato Avicebron.
     Il pensiero di ibn Gabirol si inserisce, infatti, nel clima di
grande  vivacit  culturale che si era venuto a  creare  nei  paesi
musulmani,  dall'Iraq alla Spagna, in cui Arabi, Ebrei e  cristiani
utilizzavano  gli strumenti della filosofia greca,  aristotelica  e
neoplatonica per rafforzare, attraverso il ragionamento  razionale,
la Verit rivelata.
     Ibn  Gabirol cerca di superare la contrapposizione fra spirito
e materia: fedele anch'egli al dogma della creazione, sostiene per
che  solo Dio non  materia, mentre tutte le sostanze, anche quelle
spirituali, come gli angeli, sono costituite da materia e forma.
     Fra  Dio creatore e le creature ibn Gabirol colloca la Volont
divina,  che assume il ruolo di intermediaria fra Dio, inteso  come
Assoluto metafisico, e il mondo della materia e della forma.
     Un  altro aspetto esplicitamente neoplatonico del pensiero  di
ibn  Gabirol    costituito  dalla convinzione  che  l'anima  possa
tornare   alla  "sfera  superiore",  da  cui  proviene,  non   solo
attraverso un corretto comportamento etico, ma anche in forza della
speculazione filosofica. La filosofia, comunque, e ancora

     p 277 .

     una  volta,  da  sola non  sufficiente: perch l'anima  possa
sganciarsi  dai  legami del corpo e identificarsi con  le  sostanze
spirituali  necessaria una meditazione di tipo mistico.(58)
     
Mois Maimonide.
     
Il  pensiero  di  Mois  ben Maimon (Maimonide)    considerato  la
massima espressione della filosofia ebraica medievale.
     Egli  si rivolge direttamente alle comunit ebraiche e  lo  fa
principalmente  in  termini religiosi: interviene  nelle  questioni
connesse   all'attesa   del  Messia,  alla  resurrezione   e   alla
immortalit  dell'anima;  si fa difensore dell'etica  tradizionale,
convinto che la dottrina morale non derivi n dalla logica n dalle
convenzioni  sociali,  ma direttamente dalla  Legge  divina,  dalla
Torah.   La  maggior  parte  delle  sue  opere    quindi  dedicata
all'interpretazione della Legge ebraica.
     Il suo scritto pi famoso  comunque la Guida dei perplessi (o
Guida degli smarriti) ed  l'unico propriamente filosofico. In esso
ben  Maimon si propone di rafforzare nella fede coloro che dubitano
che la religione rivelata possa conciliarsi con la ragione.
     Utilizzando ampiamente l'aristotelismo, egli sostiene  che  la
fede  pu  avere una base razionale: le prove che egli  adduce  per
dimostrare  l'esistenza  di Dio seguono  un  modello  rigorosamente
aristotelico.
     Ma  il  ragionamento  razionale ha dei limiti  insuperabili  e
quando  le  dimostrazioni dei filosofi contrastano  con  la  Verit
rivelata  l'ultima parola spetta alla rivelazione. Ad  esempio,  di
fronte  all'affermazione  aristotelica, e platonica,  dell'eternit
della materia, che contrasta con la creazione ex nihilo (dal nulla)
insegnata  dalla  Scrittura, il credente deve restare  saldo  nella
fede  alla  Verit rivelata. "Penso che quello che possono  fare  i
credenti nella Verit della rivelazione  esporre la fallacia delle
prove  dei filosofi che sostengono che l'universo  eterno,  e  chi
realizza ci compie una grande opera. Giacch  ben noto a tutti  i
pensatori chiari e corretti che non vogliono ingannare, che  questa
questione,  cio se l'universo  stato creato o  eterno,  non  pu
essere risolta con certezza matematica; qui l'intelletto umano deve
fermarsi"(59).

La centralit dell'etica nella cultura ebraica.
     
Abbiamo visto che nel lungo arco di secoli coperti dall'esposizione
fatta  fino  a  qui  difficile trovare espressioni  della  cultura
ebraica  significative sul piano filosofico,  a  meno  che  non  si
consideri  tale  tutto  il pensiero cristiano  per  le  sue  radici
ebraiche   e   per   il  riferimento  essenziale  alla   tradizione
dell'Antico Testamento.
     Questo   accade  molto  probabilmente  perch  la   tradizione
culturale  ebraica,  come  le  altre culture  orientali,  si  fonda
essenzialmente su una serie di norme etiche. La Legge    prima  di
tutto una serie di regole morali, dietro le quali,
     
     p 278 .

     come   sostengono  Filone  o  Mois  Maimonide,     possibile
individuare una struttura razionale, che non pu mai sovrapporsi ad
esse o addirittura negarle.
     Ci  che  ha  valore per il popolo di Israele, disperso  dalla
diaspora   per   tutta  la  Terra,    il  comportamento   conforme
all'insegnamento della Scrittura, al timore e all'amore di Dio.
     Le  comunit ebraiche, pur inserite nei contesti culturali pi
diversi,  sono  riuscite  a mantenere una  loro  autonomia  proprio
perch  hanno tenuto la Legge su un piano separato dalla  affannosa
ricerca della Verit dei filosofi.
     La  sapienza ebraica, a differenza di quella cristiana, non  
mai entrata in conflitto o in concorrenza con la filosofia e quindi
molto   raramente  ha  sentito  il  bisogno  di  darsi  una   veste
filosofica.  Quando lo ha fatto, come abbiamo visto,  ha  usato  il
linguaggio  filosofico per comunicare con i non Ebrei, i  Greci  di
Alessandria  o  gli Arabi e i cristiani di Spagna,  ed    comunque
ricorsa  ai modelli consolidati della tradizione filosofica  greca,
il platonismo e l'aristotelismo.

